Sveglia all’alba per la visita al Taj Mahal
Ci svegliamo prestissimo per la visita al Taj Mahal, una delle sette meraviglie del Mondo moderno. Immaginiamo fin da subito che si tratterà di un luogo decisamente affollato, ma in realtà la strategia di alzarsi presto ci aiuta a non fare troppa fila all’ingresso.

Superiamo agevolmente i controlli, anche perché appresso ci siamo portati solo lo stretto necessario per evitare di dover lasciare tutto nelle mani della polizia indiana. Il biglietto di ingresso è bellissimo, ritrae il Taj Mahal in tutta la sua candida maestosità, ma non rende giustizia a ciò che vedremo appena varcata la soglia del sito.

Entriamo e percorriamo una strada interna, e una struttura color ocra con bordature di bianco istoriate con motivi geometrici, floreali (magnifici) e calligrafici, impedisce parzialmente la vista del Taj Mahal. Si tratta del Darwaza, una sorta di porta ulteriore posta a sud del complesso.

Il sito è pieno di turisti indiani che fanno le loro foto di famiglia, ma sono tanti anche i turisti che si affrettano a passare oltre il Darwaza. E non hanno torto.



Una volta superato infatti, davanti a noi si erge questa candida struttura, posta al margine del fiume Yamuna, al limitare di un curatissimo giardino e di una serie di fontane. Ai suoi due lati si intravedono, nascoste dagli alberi, le cupole di due strutture. Ma lo spettacolo è davanti ai nostri occhi. Non si riesce a fare a meno di guardare e scattare foto a ripetizione. Tra l’altro il piano rialzato invita a farsi selfie con uno sfondo senza eguali al Mondo (o quasi…). Le ragazze fanno a gara per prendere spazio e poggiarsi sulla piccola ringhiera, e poi correre verso una delle panchine del parco antistante il monumento per fare la classica foto come Lady D.


La cosa incredibile di questo sito è la sua funzione originale: si tratta a tutti gli effetti di una tomba costruita dall’imperatore moghul Shah Jahan per la povera (seconda) moglie Arjumand Banu Begum.


La guida ci racconta del proposito dell’imperatore di far costruire sull’altra sponda una struttura identica, ma di colore nero, per se stesso. Pare sia stato “bloccato” dal figlio, anche perché il costo di questa prima struttura aveva messo in seria difficoltà le casse imperiali. Non so se sia vero, però è una bella leggenda e mi fa piacere riportarla.


Trattandosi di un luogo sacro, per salire (letteralmente, è una struttura rialzata rispetto ai giardini antistanti) occorre indossare dei calzari o togliere le scarpe. Camminiamo su questo caldo marmo bianco, percorrendo un periplo della struttura centrale in senso antiorario. Le torri poste ai quattro lati sono leggermente pendenti verso l’esterno, non per un errore di progettazione, ma per evitare che in caso di sisma possano cadere sulla struttura principale.


La piattaforma è piena della più varia umanità. Le belle foto vengono in automatico! All’interno invece è vietato scattare le foto. Si tratta di una struttura maestosa, che contiene delle tombe semplici, ma circondate di bellezza, di luci e di ombre. Non è difficile immaginare l’imperatore raccolto in questo sito, immerso nel silenzio, che medita e prega per la sua amata.

A nord scorre placido lo Yamuna, che qui crea un’ansa molto grande.

Visitiamo anche la moschea posta a Ovest, presi d’assalto in modo molto cordiale da famiglia numerosissime di indiani che chiedono continuamente di fare foto con le due ragazze del nostro quartetto, contendendosele e strattonandole in modo non aggressivo (sorridono tutti).

Terminato l’improvvisato “set fotografico”, e terminata anche la visita del Taj Mahal, usciamo per andare a visitare un altro sito: il Mausoleo di I’timād-ud-Daulah.
Mausoleo di I’timād-ud-Daulah.
Qualcuno lo chiama “il piccolo Taj Mahal”, anche se a me non suscita la stessa impressione, per quanto bello possa essere. Attraversiamo il verde parco che ci porta dentro le stanze di questo complesso immersi nel caldo. Vediamo alcuni scoiattoli, che suscitano inevitabilmente la nostra curiosità… non sono animali che vediamo dalle nostre parti in Sardegna!


Nelle stanze del mausoleo un gruppo di ragazze e donne coloratissime: prendono fresco e giocano.
Il complesso comunque è molto bello. Al suo centro una semplice tomba di marmo, essenziale e rialzata. Tutto intorno finestre traforate, disegni, geometrie e un panorama che doveva essere ancor più bello prima che la città inglobasse tutto. Si vede infatti lo Yamuna nel suo placido scorrere a valle.

Nelle stanze attigue altre tombe, tutte sullo stesso stile. I colori e le piastrelle alle pareti sono conservati molto bene. Immancabili (e bellissime, mi piacciono davvero tanto) le calligrafie.
Mentre le ragazze giocano dentro il complesso, i ragazzi fanno dei tuffi rinfrescanti. Un pò li invidio perché c’è un’afa pazzesca. Un pò no, perché l’acqua sembra inquinatissima.


L’Agra Fort
Procediamo nell’itinerario: Ci attende l’Agra Fort. Si tratta di una struttura super massiccia fatta tutta di pietra rossa. Percorriamo le strade interne del forte in modo molto placido, facendo delle brevi pause rigenerative all’ombra: il caldo è spossante.

La struttura, per quanto ormai spoglia, è davvero ben conservata. Non ci sono oggetti, ma si possono ancora vedere tantissime fontanelle. Vederle in funzione, in passato, doveva essere davvero un bello spettacolo sia visivo che sonoro. Gli unici abitanti del forte ora sono gli scoiattoli e i pappagalli verdi che hanno nidificato in ogni spazio o crepa disponibile.

Il forte è molto ricco di dettagli architettonici. In alcune torri è rimasto del colore turchese. Probabilmente il palazzo era tutto colorato e istoriato.

Dalla sommità della struttura si ammira tutto il panorama circostante: il fiume, la città, la magnifica forma del Taj Mahal. I chiaroscuri, le ombre proiettate dalle finestre rendono l’atmosfera di questo luogo particolarmente romantica. E consentono di scattare delle belle foto senza sbattersi troppo!








Il complesso è sconfinato. Corti interne che si alternano a padiglioni senza soluzione di continuità. Per visitarlo tutto ci vogliono diverse ore. Andiamo via stanchi, ma assolutamente soddisfatti.



A spasso per il quartiere mussulmano
Abbiamo ancora un’ora di luce: decidiamo di fare una passeggiata nel quartiere mussulmano della città. Delle bande di scimmie dominano la parte alta delle vie, saltando di cornicione in cornicione. Quando attraversano la strada o si avvicinano (non hanno alcun timore, anzi!) stiamo ben attenti a tenere le distanze.

La gente del quartiere ci osserva. Non credo che molti turisti decidano di venire da queste parti. Ovunque bambini piccoli, e signore che bevono un tè o un caffè nelle scale davanti alle porte. Entriamo anche nei negozi di stoffe e di vestiti. Sono a dir poco coloratissimi!



Il quartiere è povero. La fogna scorre a cielo aperto lungo i bordi della strada. Vedo delle mucche abbeverarsi in quel pantano puzzolente, e cercare cibo fra le buste di spazzatura. Però la gente vive qui con grande dignità. Non ho visto scene di disperazione o accattonaggio: solo grandi sorrisi, rivolti anche a noi.




Torniamo in hotel. È il nostro ultimo giorno insieme a C. e a G. in questo viaggio in India. Non ci conoscevamo prima, e neppure loro si conoscevano reciprocamente. Abbiamo avuto la fortuna di viaggiare insieme, in un gruppo a dir poco ristretto, e di stare davvero bene. Persone puntuali, curiose, organizzate e simpatiche. È stato davvero un piacere viaggiare con loro!










