Febbre e delirio alla Roccia d’Oro
Ho la febbre. Non sento fastidi o dolori particolari, ma sono certo di avere la febbre. Contrariamente ad ogni insegnamento materno, cammino scalzo nella nebbia, cercando di fare molta attenzione per non scivolare su una strada e delle piazze fatte di mattonelle bianche lisce come olio. Questi birmani, con tutto il rispetto, sono matti… pavimentano con delle mattonelle lisce i loro luoghi religiosi. Dove è obbligatorio andare scalzi. E piove sempre. E la gente cade rovinosamente.




Un ferragosto normale no?
Mi chiedo che ci faccio io qui?? Non era bello il ferragosto che facevo da ragazzo con i miei amici nella pineta, fra le dune, con una birra e un panino? proprio qiui dovevo venire a morire? Vecchio, scalzo e in mezzo alla nebbia??




Non ci sono turisti, e non ci sono quasi birmani… Pare che in altri periodi sia affolatissimo, ma noi siamo capitati qui in un periodo di bassissima stagione. Sopratutto per il meteo. Intorno a me e ai miei compagni di viaggio c’è il nulla. Riesco a vedere solo chi mi precede e chi mi segue, anche grazie al fatto che siamo tutti avvolti in sottili buste di plastica impermeabili di colori improbabili, che ci difendono a malapena dalla fitta coltre di goccioline che mi permeano fino alle ossa e aizzano la mia febbre.
Dal campo base alla Roccia d’Oro
Le abbiamo comprate al campo base, molti chilometri più a valle, poco prima di salire su un camion militare che ci ha condotti lungo un budello verticale che si arrampica sulla montagna. Il tutto a velocità folle e bersagliati dalla pioggia che fortunatamente, un pò per questi impermeabili, un pò per un telone che funge da capote, non ci bagna completamente. Ma un pò ci bagna. La scelta del camion militare non è un vezzo da viaggiatori. Nessun altro mezzo sarebbe in grado di trasportare un buon numero di persone lungo questa strada.


Monaci e visioni nella nebbia
Camminando nella nebbia noto un monaco che va a pregare davanti a quello che è il nostro obiettivo di giornata: La roccia d’oro.
La Roccia d’Oro
Si tratta di una meraviglia della natura (secondo gli scettici), o di un miracolo del Buddha (secondo i buddhisti birmani e chiunque abbia un minimo di spiritualità in fondo alla sua anima). Una enorme roccia coperta di lamine d’oro, in bilico su uno spunzone, che si regge da tempi immemorabili, si dice su un capello di Buddha.

Secondo il buddhismo del sud est asiatico, si tratta del secondo luogo più sacro del buddhismo. E quando la vedo, pur in preda alla febbre (o forse proprio per questo??), ne colgo tutta la forza religiosa e scenica.


L’eterna lotta tra il bene e il male
Il vento è impietoso, blasfemo quasi. Cerca di buttarla giù. La spinge, le sbuffa attorno, le scaglia addosso migliaia di gocce d’acqua. Vorrebbe buttarla nella vallata sottostante, ma lei rimane ferma. O quasi… forse balla un pò? forse per via della febbre barcollo un pò io? Non so dirlo. Migliaia di campanelle fanno risuonare un mantra continuo che rende il luogo ancora più affascinante. In una sala posta proprio di fronte alla Roccia d’oro poche persone e qualche monaco pregano rivolti verso la roccia, in un ambiente che rispetto al turbine di vento nel quale siamo immersi pare un paradiso terrestre.



Ritorno sulla Via Scivolosa
Dopo averla ammirata da ogni posizione possibile, anche dall’altarino dove possono entrare solo gli uomini… una scelta quasi incomprensibile, visto che lo spazio “riservato” sarà di circa 2 metri quadrati e non ha una visuale migliore di altre, e aver goduto di questo che comunque sarà un momento unico nella mia vita, mi incammino ripercorrendo i miei passi lungo l’unica via che attraversa il villaggio nato attorno alla roccia d’oro.





Lupi e orsi… forse
Dopo una lunga camminata, recupero le mie ciabatte (da qualche giorno mi sono arreso e non uso più le scarpe), e mi dirigo verso l’hotel. La febbre, mentre mi allontano dagli stimoli religiosi, uditivi e visivi di quel luogo sacro, si fa sentire ancora di più. Si sentono anche i lupi ululare. Lupi veri. Pare che quassù ci siano anche gli orsi.

La Roccia d’Oro esiste per davvero?
Alcuni ragazzi entrano in un baretto diroccato di fronte all’hotel e suonano la chitarra. Forse festeggiano il ferragosto. Forse fanno così ogni sera e il 15 agosto per loro non ha alcun significato particolare. Io vorrei star bene e festeggiare con loro, come facevo da ragazzo.
Alla fine del viaggio, e anche ora che scrivo, se non fosse per le foto e i video, non mi sentirei così sicuro del fatto che un luogo del genere esista davvero, e di esserci stato.






